Ravenna Storia

La bellezza dei mosaici ma non solo: a Ravenna si può passeggiare tra le torri campanarie e chiostri monastici, passando dal romanico al gotico, dagli affreschi giotteschi di Santa Chiara al Barocco dell'abside di S. Apollinare Nuovo; dalle testimonianze dell'ultimo rifugio di Dante Alighieri ai Palazzi che videro gli amori di Lord Byron.
Chi la incontra se ne innamora oggi come avvenne nel passato a Boccaccio, che vi ambientò una delle sue più belle novelle, a Gustav Klimt che ne trasse ispirazione manifestamente, ad Hermann Hesse che la visitò dedicandovi alcuni versi. Ravenna è romana, gota, bizantina, ma anche medioevale, veneziana e infine contemporanea, civile e ospitale, ricca di eventi culturali e manifestazioni di prestigio internazionale che la rendono proiettata verso il futuro.


Ravenna Antica
Il primo centro urbano che sarebbe diventato poi la città di Ravenna sorgeva su un gruppo di isolette, era lambito dal mare, attorniato dalle paludi e a nord-est e a sud si collegava con la catena di dossi dunosi.
Con il passare dei secoli e il continuo apporto di detriti alluvionali da parte dei vari rami del Po, si formò un nuovo arco dunoso che segnò un ulteriore limite della spiaggia.
Sulle origini di Ravenna vi sono molte leggende, ma poche certezze: Dionigi D'Alicarnasso riferiva che la città fosse stata fondata sette generazioni prima della guerra di Troia, secondo Strabone fu fondata dai Tessali, mentre Plinio la chiama città dei Sabini.
In tempi storici la città fu occupata dagli Etruschi e questo può essere dedotto dal fatto che il suffisso - enna della voce Ravenna sembra essere tipicamente etrusco.
Un'altra prova della presenza di questa civiltà può considerarsi il ritrovamento, a Ravenna, di alcuni oggetti di fattura sicuramente etrusca, come dei bronzetti votivi ed una statuetta di guerriero che forse risale alla fine del VI sec. a.c., con un'iscrizione etrusca, ora conservata nel Museo di Antichità di Leida in Olanda.
La storiografia insiste sulla presenza degli Umbri che in tempi storici si spinsero fino al Po.


 Ravenna Romana
 La storia della città è assai poco nota fino agli ultimi secoli del III sec. A.C., quando Ravenna entrò nell'orbita di Roma      come civitas foederata.
 Per i Romani Ravenna rappresentò un punto strategico di grandissima importanza: essa era da più parti isolata dalla  terraferma grazie alla presenza delle paludi, che rappresentavano una difesa naturale non indifferente, ma allo stesso tempo aveva diretto acceso al mare da dove poteva ricevere rifornimenti e rinforzi.
L'età esatta in cui i Romani si impadronirono di Ravenna non si conosce, ma è sicuro che la prima flotta romana di cui a Ravenna sia attestata la presenza fu quella di Metello, legato di Silla, che vi sbarcò nell' 82 A .C., forse, periodo in cui fu insignita della cittadinanza romana.


La città fu scelta da Cesare come suo quartiere generaledurante le trattative con il senato che forse, per ragioni militari, fece compiere qualche lavoro al porto. Il Porto di Classe ebbe origine e grande potenziamento ad opera di Ottaviano Augusto, che per meglio difendere l'Adriatico e i mari del vicino Oriente, volle farlo stanza d'una flotta pretoria composta di 250 navi, diventando la principale base della flotta del Mediterraneo centrale. Da allora in poi la vita di Ravenna fu accentrata intorno al porto e alla flotta, il cui comandante era l'uomo più prestigioso della città. Erano fiorenti i traffici (esportazione di asparagi, di pesce e di legname, proveniente dall'Italia settentrionale) e l'industria (cantieri navali).


Il Porto sorse a circa 4 Km . a sud-est della città, il suo vasto bacino fu ricavato nella zona in cui prima era presente la più recente catena di dossi dunosi che aveva iniziato a spostarsi dall'antico cordone litoraneo. L'imperatore Ottaviano Augusto volle che il grande porto militare fosse unito attraverso un largo canale al ramo meridionale del Po. Tale canale è la Fossa Augusta , che prima di giungere a Ravenna forse si divideva in due rami: uno girava intorno alle mura, rafforzando la difesa della città; l'altro scorreva in mezzo alle abitazioni, agevolando così l'attività commerciale. La città in quell'epoca si presentava con una struttura topografica veramente singolare, in quanto era formata da isolotti collegati fra di loro da diversi ponti. Il forte sviluppo economico ebbe come conseguenza l'aumento della popolazione e l'ampliamento urbanistico. Come gli antichi oppida municipali (città fortificata), anche quello di Ravenna ebbe un perimetro quadrangolare.
Nella cinta muraria, innalzata o restaurata da Claudio nel 43 A .C., primo anno del suo impero, si aprivano due porte che furono denominate in epoca posteriore una Porta Salustra e l'altra Posterula Latronum.
La Porta Aurea è sicuramente claudiana, perché sulla fronte di essa correva l'iscrizione che ricordava Tiberius Claudius; essa presentava due aperture ed era fiancheggiata da due torri cilindriche; la porta è riprodotta nel sigillo medievale della città e nei disegni di alcuni architetti rinascimentali, fra questi il Palladio e il Sangallo.Le due torri cilindriche furono abbattute dai Veneziani sullo scorcio del XV secolo, la porta vera e propria fu demolita nel 1582 per fornire del semplice materiale da costruzione.All'inizio del II sec., Traiano fece costruire un acquedotto in quanto la città era priva di acqua potabile. Le acque appenniniche furono convogliate dalla zona di Teodorano verso Ravenna seguendo il corso del Ronco,
nel cui alveo, in occasione della diversione del fiume, si rinvennero nel 1735 alcuni piloni ed alcuni archi appartenenti all'antico acquedotto.
Ravenna, ancor prima del II sec. dopo Cristo, incominciò ad estendere le sue costruzioni al di fuori dell'oppidum municipale,
in quella zona che poi fu chiamata Regio Caesarum.


Ravenna Capitale

Ancora una volta grazie alla sua particolare posizione strategica vi è un momento di notevole importanza per la storia artistica e politica di Ravenna: all'inizio del V sec., Onorio, costretto
ad abbandonare Milano sotto la spinta dell'invasione dei Visigoti (490-493), la scelse come la nuova capitale dell'Impero d'Occidente.
La città assunse l'aspetto splendido e fastoso d'una residenza imperiale: sorsero magnifiche costruzioni civili e religiose interamente rivestite da mosaici, come per esempio la grande Basilica Ursiana a cinque navate e l'attiguo Battistero, la chiesa di Santa Croce e il Mausoleo di Galla Placidia, la chiesa di S. Giovanni Evangelista e quella dedicata agli Apostoli, oggi S. Francesco.
Intanto il circuito delle mura si andò ampliando prima ad opera di Onorio e di Valentiniano III e poi per volere di Odoacre e di Teodorico.
Le vicende dell'Impero d'Occidente si conclusero con l'entrata in Ravenna di Odoacre e con la morte di Paolo, zio di Romolo Augustolo, nel 476, Odoacre fu il primo barbaro che ebbe in Italia il titolo di re.
Verso l'ultimo decennio del V secolo giunse nei pressi di Ravenna Teodorico a capo degli Ostrogoti.
Dopo tre anni di assedio, precisamente nel 493, Teodorico costrinse Odoacre a scendere a negoziati: gli fu promessa salva la vita, ma dopo dieci giorni, accusato di insidie, fu ucciso nel Palazzo del Laureto.
Teodorico, che prima assunse il titolo di Dominus e poi di Rex, fu un sovrano saggio ed illuminato. Egli diede grande impulso all'attività edilizia, intraprese grandi lavori di bonifica delle paludi circostanti e restaurò l'acquedotto traianeo, tanto è vero che alcune fistulae plumbee (tubi per condurre le acque) ritrovate nel 1938 recano la seguente iscrizione a rilievo: D (omi) n (us) Rex Theodoricus civitati reddidit.

Fra gli edifici innalzati in questo periodo è da ricordare la residenza di Teodorico, il Palatium, del cui aspetto esterno una qualche idea ci è data dal mosaico che lo raffigura all'inizio della parete destra di S. Apollinare Nuovo;la sua planimetria ci è nota grazie agli scavi effettuati all'inizio dello scorso secolo dal Ghirardini.
Teodorico era ariano come il suo popolo e per questo fece costruire dei luoghi di culto ariani. Sorse l'Anastasis Gothorum, oggi chiesa dello Spirito Santo, in funzione di cattedrale; vicino fece costruire il Battistero Ariano. Accanto alla sua reggia Teodorico fece innalzare la stupenda basilica dedicata inizialmente al Salvatore, oggi S. Apollinare Nuovo.
Gli Ariani seguivano gli insegnamenti di Ario che sosteneva quella dottrina eretica secondo cui solo Dio sarebbe non generato mentre Cristo, il Logos che sarebbe diverso e dissimile da Dio, è Dio per adozione e non per natura.
A Ravenna non vi furono mai gravi contrasti tra cattolici e ariani, solo verso la fine del regno di Teodorico sorsero conflitti significativi quando il Sovrano, non soddisfatto del risultato della missione di Papa Giovanni in Oriente presso l'Imperatore Giustiniano, al quale si era rivolto per ottenere favori per gli Ariani, fece prigioniero il papa, il quale, morendo nel maggio del 526, fu considerato una victima Christi. Tre mesi più tardi morì anche Teodorico.



Nel 540 Belisario, generale di Giustiniano, entrò in Ravenna, così la città passo ai Bizantini e nel 554 fu fatta sede della prefettura d'Italia.
Giustiniano, poco dopo, attraverso un editto concesse tutti i beni immobili degli Ariani ai cattolici: il Battistero fu trasformato in chiesa di S. Maria e la chiesa dedicata da Teodorico al Salvatore fu riconciliata al culto cattolico e dedicata a Vescovo S. Martino, che aveva combattuto strenuamente gli eretici. I principi basilari della dottrina cattolica furono vigorosamente riaffermati. Di questo periodo sono le chiese di S. Vitale (iniziata sotto i Goti ma terminata sotto i Bizantini) e S. Apollinare in Classe.


Ravenna Medioevale
Le lotte con i Longobardi, qualche decennio dopo, determinarono il passaggio del potere politico nelle mani degli Esarchi, i governanti militari, che costituirono a Ravenna una vera e propria corte modellata sull'esempio di quella imperiale.
I Bizantini in un primo momento fecero rifluire nella città la vita sfarzosa degli orientali adornarono gli edifici con marmi fatti venire dal Proconneso e con mosaici fatti eseguire da artisti educati forse a Bisanzio.
Questo splendore di opere d'arte non durò a lungo, anche perché il grande porto di Classe, non essendo più sede della flotta e dunque non più curato, aveva perduto la sua iniziale efficienza, e ciò anche perché si era in buona parte interrato.
Di conseguenza diminuirono i traffici e i commerci e la città, malgovernata per quasi due secoli dagli Esarchi e poi brevemente, verso la metà dell'VIII secolo, dai Longobardi e dai Franchi, fu ridotta allo stremo di ogni forza, non bastando a darle splendore e potenza la pretesa degli Arcivescovi di rendere la Chiesa indipendente da Roma. All'epoca degli Ottoni gli arcivescovi divennero grandi feudatari dell'Impero e la città sembrò riprendere un po' più di vita.
Sorse il Comune e con esso uno Studio e una scuola di ars notaria. Ma il potere passò presto in mano a famiglie guelfe o ghibelline che erano continuamente in lotta fra di loro.
Nel XIII e nel XIV secolo si impose la signoria dei Da Polenta, fra i cui membri è noto in modo particolare Guido Novello per aver ospitato Dante Alighieri esule da Firenze.
Il Sommo Poeta morì a Ravenna nella notte fra il 13 ed il 14 settembre del 1321, la sua salma si trova ai Chiostri Francescani, accanto ad essi c'è la Tomba di Dante, piccola e modesta costruzione in stile neoclassico, eretta nel 1780 dall'architetto Camillo Morigia per volere del Cardinale Legato Luigi Valenti Gonzaga, il cui stemma sormonta appunto la porta d'ingresso.

Le Diverse Dominazioni
Dall'inizio del Quattrocento la città fu sotto la giurisdizione della Repubblica veneta, che la dominò direttamente dal 1441 al 1509, anno in cui Ravenna passò, per trattato, alla Chiesa.
Nel 1512, durante la guerra della Lega Santa, Ravenna fu presa dai Francesi e saccheggiata con grave strage dei suoi cittadini.
Si ebbe, da questo momento in poi, un travagliato periodo di lotte civili, sostenute dai Rasponi che miravano ad impadronirsi del potere.
Seguì un breve periodo di predominio veneziano e poi, con la pace di Cambrai, nel 1530 Ravenna ritornò entro lo stato della Chiesa.
La vita della città sotto il governo pontificio si svolse senza avvenimenti di particolare rilievo: solamente nell'età napoleonica si ebbero invasioni di diversi eserciti in guerra.
I Francesi arrivarono nel 1796, gli Austriaci, ancora i Francesi nel 1800, nuovamente gli Austriaci, e gli Inglesi, nel 1813, ed infine, dopo altre vicende, il ritorno alla dominazione pontificia quando Napoleone fu completamente vinto.
L'avventura napoleonica aveva suscitato grandi speranze fra i ravennati, che andavano a scontrarsi con la grettezza conservatrice dei governanti; ciò favorì l'accendersi a Ravenna delle tensioni liberali.
Durante i Moti del 1831 essa fece parte delle Province Unite e nel 1849 della Repubblica Romana che era appoggiata da larga parte della popolazione.
Nel 1859 la città ottenne l'annessione al regno di Sardegna, e nel 1861 ne divenne provincia.

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